Di che stiamo parlando (2016)

 
1. Te ne vai

Te ne vai
e io mi focalizzo sui programmi di Rai Storia
sulla Prima Guerra Mondiale e sul Vayont
neanche ti guardo quando
te ne vai
ma io so già chi cercherò,
o forse no
è stato ridicolo pensare
che potesse funzionare tra me e te
non ti è piaciuto farlo
e soffro per la Palestina,
ascolto musica di quelli
che ti fanno piangere bambina,
non mi ricordo il nome
siamo grandicelli
per cambiare troppo spesso idea
ma è colpa mia, è colpa tua,
la coca in frigo non l’hai ritappata
e adesso non c’è gas
la situazione è critica
la situazione è quella che è
e i nostri genitori
sono stati più tranquilli di noi
anche con il mutuo
io invece invece te
cosa c’è da dire?
io non ho da dire nulla
mi sembrava di essere un pochino intelligente
ma vedrai che mi sbagliavo forse
e forse è come te

Come ci si accorge se è il mondo che ci cambia
o viceversa siamo noi
che a forza di darsi le colpe
qualcuno cambia umore
io ricordo poco e male
che alle terme di Saturnia
ci siamo amati un po’,
anche un po’ tanto forse,
lì c’eri tu,
lì c’eri tu,
lì c’eri tu

 

 
2. Canetti

Quando cambi senza averlo mai desiderato,
quando l’ultimo miraggio si dimostra tale,
quando chiudi un altro inutile capitolo
di un inutile percorso esistenziale,
hai la voglia e la certezza di potere
mantenere quel che resta del controllo,
sulle scelte e sulla carica vitale
e senza il fiato di un demonio addosso al collo.

Provi a suggerirti questa è andata male,
nuovo giro nuova corsa
nuovo buco da infilare
è facile volare piano
con la fantasia di un piccolo animale.

Ma ti muovi nella ressa sempre peggio,
la prigione che è la vita
ti ha sottratto alla libertà
che avresti immaginato
fosse stata diventare un uomo adulto,
perché il mondo è pieno d’uomini e di cose,
pieno di vampiri di argini e di case,
proprio questo insieme
di elementi ostili ti proibisce
di focalizzare al meglio
ciò che al meglio ti potrebbe soddisfare,
volgarmente battezzati tuoi obiettivi,
cioè finire la lettura di Canetti,
cioè scopare, riposare e fare viaggi.

Non dipende da te.

 

3. Tu sei il paradiso

Quante madri fanno i figli tristi,
anche se gli hanno voluto bene.
Quante pagine lasciate bianche
per trovare due parole.
Quanti soli diventati bruni,
quanti mari diventati secchi,
quanti giovani volevano cambiare
e adesso sono vecchi.

Tu non fare come loro,
tu non fare come tutti,
non lasciarti preoccupare
dai bei fusti diventati brutti,
non seguire il cuore,
segui la ragione,
studia per distruggere la pubblica opinione.

Ci vuole tanta
visione di insieme
per capire bene
se le cose hanno un senso.
Ci vuole tanta caparbietà
per dare un senso
a ciò che non lo ha.

Tu sei il paradiso,
mica come loro,
loro il giusto, il buono,
l’orizzonte del banale.
Tu sei il paradiso,
tu sei come me
quando guardo indietro
e temo ancora di sbagliare.

 

4. Tra cielo e terra

La terra è del re,
il cielo di Dio,
chiedo il permesso,
ci sono anch’io.
Qualora fosse ancora possibile
scegliere, pretendere.
Chi non si lamenta mai
o quasi almeno
prova certe volte a farcela da solo
e accetta che ci sia
un’organizzazione cinica
che lo governa
e lo determina.
Qualche altro dice
«io sono qui e sono fatto pure male,
non mi interessano
i privilegi di chi si accontenta
delle briciole».
E certamente sbaglierà,
probabilmente morirà per niente
o quasi, ovvero di un’idea.
E l’hanno fatto in tanti
e quindi non sa neanche essere
originale o geniale ma,
se la terra è del re,
il cielo di Dio,
cos’è degli altri
e che cosa è mio,
almeno fosse ancora possibile
scegliere, pretendere.

 

 

5. Rumore bianco

Vero, senti credo tu lo sappia perché,
sono stato diverso tempo in crisi con te.
Mi spiegasti una volta che
a un corso dei tuoi a psicologia
dicevano che certe malattie
ti pungono all’improvviso
proprio come le vespe,
non si vede da fuori
e fanno male alla mente.

Ho provato e tuttora provo
un dolore reale,
che da dietro al collo
arriva al sedere.
Come un brivido raggelante
a volte rido persino
dalla comicità che fa.
E ho fatto analisi ma niente,
file dai migliori dottori e niente
ma non so come
temo di essere in folta compagnia.

Perché le strade le vedo
piene di gente ammalata,
è gente guastata e ridente,
mica come me.
Vedo una nube tossica in città
che li avvolge,
li fa sentire soft,
li fa sentire top e non torna.

Insomma c’è questa nuvola madreperla
li stringe, li fa sentire soft,
li fa sentire top e non torna.

Che siano
Vero le radiazioni,
le onde, lo smog,
io non sto bene per niente però,
mi dai qualcosa tu?

Di che cazzo stiamo parlando, vero?
Una cazzata per uno l’abbiamo già detta
ora basta così?
Mentre continua la guerra
e la gente a sbarcare
e a farmi girare i coglioni, vero,
vorrei solo capire perché
e vederci tutti morire anche te.

 

6. Derrida

Smettiamola
di vivere
il disagio che
stiamo facendo nostro ma
non dipende da noi

Leggerò
Jacques Derrida.
Testi a cui
non mi sto dedicando
e invece dovrei

Io sto malissimo
Tu stai malissimo
E’ normalissimo
Ci ridiamo su

Perché siamo intelligenti
Non ci facciamo fregare
dai sentimenti
tipo amare, desiderare

 

 
7. Morte oggi

Situazione pulp, tristezza e introspezione, sfiga, dolore, imminenza di morte. Nel 2006 finivo gli esami all’università, ne ho fatte di cazzate nel mentre, eccome se ne ho fatte. Sono passati dieci anni, sono cambiate le cose, ma sono rimasto lo stesso di allora. La gente crede ancora che sia un coglione: ha ragione, adesso bevo ad esempio. La gente è come me, fa le cazzate di continuo, la gente è come me, invecchia senza crescere. Solo che non lo dice, io sì perché? Loro non si espongono, io sì, perché? Forse perché sono un masochista, a cui piace soffrire, forse perché sono i migliori… forse perché tutto quanto sto per dire, non ha né interesse né senso.

Lasciata Giulia non ho più resistito all’alcol,
lasciata casa non ho più resistito all’Ikea,
lasciata l’erba non ho più resistito alla dieta,
perso il lavoro non ho più resistito al rasoio.
Misero me che ciò che vedo perire non lascio,
misero me che vo’ destando i mostri che ho in testa,
lasciato il Mali non ho sottratto più vita al deserto,
disperso il seme non ho creato null’altro che questo,
lasciato il Mali non ho più cooperato con l’Islam.

Piango seriamente,
tutti i giorni ho cefalee,
non mi ascolterà chi avrei caro ascoltasse
ed è per questo che continuo a farmi i cazzi altrui su facebook
mentre ad oggi vivo con lavori socialmente utili
ad esempio l’accoglienza di immigrati,
l’assistenza degli anziani,
faccio terapie ai disabili
e porto pure a spasso i cani
e non guadagno
né capisco veramente cosa faccio
e com’è stato, come mi ci sono infine ritrovato.

Siano tutti più intelligenti di me.
I mostri sono in viaggio,
dalla periferia.
Si fanno molte foto e poche paranoie.

 

 
8. Un dio ovunque

Ho visto Cristo in San Francesco,
con le braccia d’oro aperte
e una chioma folta di legno stuccato.
«Ma l’Amore è una distanza? L’ Amore è un dio anche lui?»
Mi chiedevi «Credi?»
Io fissavo il bancomat.

Ho visto un dio negli stadi e nei centri commerciali,
ho visto un dio nei libri di una libreria caffè.
Mi hai guardato e chiesto ancora: «L’ Amore è un dio per te?»
ma l’Amore è una distanza,
ripensavo a Foster Wallace.

Come si diceva ieri a cena,
come si diceva ieri in chat,
tutti hanno bisogno di credere
in qualcosa che non c’è, per il loro bene amore,
in qualcosa che non c’è, in qualcosa che non hai.

E le nostre posizioni da malati di mente
mentre facciamo l’amore fanno male.
Lsd letto sui libri che non ci siamo fatti noi:
io non ho visto niente
e non ho riavuto i miei diciott’anni indietro.

Ma ho visto un dio nelle canzoni
e ho visto un dio nei temporali
sentendomi soltanto stupido.
Ho visto un dio nelle tue mani,
ci ho visto un dio senza problemi
di cui non so ancora come fidarmi ma vorrei.

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